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Economia circolare, Italia prima in Europa nel riciclo ma cresce la dipendenza dalle materie prime estere




L’Italia conferma il proprio ruolo di leader europeo nell’economia circolare, conquistando il primo posto per tasso di circolarità dei materiali e risultati nel riciclo. Ma dietro questo primato emerge anche una fragilità strutturale sempre più evidente: la forte dipendenza dall’estero per l’approvvigionamento delle materie prime.

È quanto emerge dal Rapporto sull’economia circolare in Italia 2026, presentato a Roma durante la Conferenza nazionale sull’economia circolare, realizzata in collaborazione con Enea e Fondazione Futuro Sostenibile.

I dati mostrano un quadro in chiaroscuro: da un lato un sistema capace di raggiungere risultati molto superiori rispetto alla media europea, dall’altro una crescente vulnerabilità legata all’aumento dei costi e alla scarsità di risorse presenti sul territorio nazionale.

L’Italia registra un tasso di circolarità dei materiali pari al 65%, confermandosi al vertice tra le principali economie europee. Anche sul fronte del riciclo i numeri evidenziano performance particolarmente elevate: l’85,6% dei rifiuti gestiti viene recuperato e riciclato, una percentuale nettamente superiore rispetto a quella registrata in altri grandi Paesi europei.

Nel dettaglio:

  • Italia: 85,6%;
  • Germania: 52,3%;
  • Francia: 54,7%;
  • Spagna: 41,2%.

Un altro primato riguarda la produttività delle risorse. Il sistema italiano genera 4,7 euro di valore per ogni chilogrammo di materiale consumato, contro una media europea che si attesta intorno ai 3 euro.

Risultati positivi anche nel comparto degli imballaggi, con un tasso di riciclo del 76,7%, superiore alla media europea del 67,5%.

Accanto a questi dati incoraggianti, però, il rapporto mette in evidenza un problema crescente: la dipendenza dalle importazioni di materie prime.

Nel 2025 la spesa italiana per l’acquisto di materiali dall’estero ha sfiorato i 600 miliardi di euro, con un incremento del 23,3% rispetto al 2021. In particolare, il costo dei metalli è aumentato del 18%, arrivando a rappresentare circa il 40% dell’intero volume delle importazioni.

Il quadro che emerge evidenzia un paradosso: il Paese eccelle nel recupero e nel riutilizzo dei materiali, ma resta fortemente esposto alle dinamiche dei mercati internazionali per l’approvvigionamento delle risorse necessarie alla produzione.

La sfida futura potrebbe quindi non riguardare soltanto il riciclo, ma anche la capacità di rafforzare l’autonomia strategica, investire nell’innovazione e ridurre la dipendenza dalle materie prime provenienti dall’estero.


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