Imprenditoria femminile in Italia: numeri record in Europa ma ancora troppe chiusure ogni anno
L’Italia è il Paese europeo con il maggior numero di imprese guidate da donne. Secondo i dati dell’Ufficio Studi CGIA, riportati anche da Unioncamere, le imprenditrici italiane sono circa 1,4 milioni, pari al 23% del totale delle imprese attive.
Un primato che colloca l’Italia davanti a Germania, Francia e Spagna e che conferma la crescita costante dell’imprenditoria femminile nel Paese.
Tuttavia, dietro questi numeri positivi si nasconde un dato critico: ogni anno chiudono oltre 3.200 imprese femminili, secondo Conflavoro Impresa Donna. Un fenomeno legato soprattutto a difficoltà strutturali come l’accesso al credito, la conciliazione tra lavoro e famiglia e la gestione del carico familiare.
La situazione dell’imprenditoria femminile in Italia
In Italia le imprese femminili sono circa 1,3 milioni, pari al 22,2% del totale, e generano un giro d’affari stimato tra 200 e 240 miliardi di euro, pari a circa il 10-12% del PIL nazionale.
La presenza femminile è particolarmente forte nel settore dei servizi:
- circa 6 imprese su 10 nei servizi alla persona e nelle attività di supporto alle imprese sono guidate da donne
- 49% nel settore sanitario e assistenziale
- 44% nel settore dell’istruzione
Nel manifatturiero la quota è più bassa, ma con picchi significativi:
- 27,9% nell’alimentare
- oltre 30% nel tessile e pelletteria
- fino al 50% nella confezione di abbigliamento
Le imprenditrici italiane risultano mediamente più giovani e più istruite rispetto ai colleghi uomini, ma le loro imprese sono spesso più piccole e fragili nel lungo periodo.
Nonostante ciò, negli ultimi dieci anni le imprese femminili under 35 ad alta intensità di conoscenza sono cresciute del +41,3%, segnale di una nuova generazione imprenditoriale più qualificata.
Il divario territoriale e generazionale
Dal punto di vista geografico, il Sud Italia rappresenta un’area centrale per l’imprenditoria femminile, con circa 500 mila imprese (37%).
Le principali regioni sono:
- Lombardia: 182 mila imprese
- Lazio: 147 mila imprese
- Campania: 137 mila imprese
In termini europei, la Lombardia è la prima regione per numero di imprese femminili, mentre Lazio e Campania rientrano tra le prime dieci.
Il dato più critico riguarda però la composizione anagrafica:
- 48% over 50
- 38% tra 35 e 49 anni
- solo 14% under 35
Questo evidenzia un rallentamento dell’ingresso delle giovani donne nel mondo imprenditoriale.
Perché chiudono ancora molte imprese femminili
Le principali cause delle chiusure non sono legate solo alla crisi economica, ma anche a fattori strutturali:
- difficoltà di accesso al credito
- carichi familiari e di cura non supportati
- mancanza di politiche di conciliazione lavoro-famiglia
- fragilità delle microimprese femminili
Secondo gli esperti, molte imprenditrici si trovano ancora oggi costrette a scegliere tra carriera e maternità o tra lavoro e assistenza familiare.
Chiudere un’impresa: una scelta e non un fallimento
Nel dibattito sull’imprenditoria femminile emerge anche un altro tema: la chiusura d’impresa.
Come sottolineano diversi esperti, chiudere un’attività non deve essere visto come una sconfitta, ma come una scelta imprenditoriale consapevole quando il modello non è più sostenibile.
Una gestione corretta della chiusura consente di evitare problemi fiscali, legali e finanziari futuri e permette di ripartire con nuove progettualità.
Un cambio di prospettiva necessario
Il quadro complessivo mostra un’Italia con una forte presenza femminile nell’imprenditoria, ma ancora limitata da vincoli strutturali.
Il potenziale è elevato, soprattutto tra le giovani generazioni più istruite e digitalizzate, ma per trasformarlo in crescita stabile servono politiche più efficaci su credito, welfare e conciliazione dei tempi di vita e lavoro.


